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Hotel – Perché il tuo cliente oggi “mangia con le orecchie”?

Quest’anno è stata sancita ufficialmente la fine dell’era del “piatto che basta a se stesso”. 

Se credi ancora che la tua proposta pranzo in hotel si esaurisca tra le pareti della cucina, stai lasciando sul tavolo l’asset più prezioso che possiedi: la narrazione dell’attesa.

Oggi, il food manager che vince è quello che progetta il menù come una sceneggiatura, dove il primo piatto è l’incipit di una conversazione con il cliente esterno, sempre più affamato di storie.

La scommessa estiva si gioca tutta sul filo dell’equilibrio tra diverse variabili che devi assolutamente presidiare se vuoi la sala pranzo sempre affollata. 

La prima via è la creatività estrema: pasta corta trafilata al bronzo che sposa una crema di zucchine trombetta mantecata a freddo con una punta di lime e fiori di zucca lavorati in essiccatore per una croccantezza che sfida il tempo. La maestria sta nell’acidità tagliente dell’agrume che interrompe la monotonia della verdura, costringendo il cliente a una sosta obbligata, una riflessione sul gusto che trasforma il pasto in memoria.

La seconda strada percorre le rotte della sapidità profonda. Qui il riso Carnaroli non subisce la cottura, ma la accompagna, riducendo il pomodoro ramato in una confit che sa di sole del Mediterraneo. L’aggiunta dei gamberi a e della polvere di cappero garantisce l’effetto wow. 

Infine, la terza soluzione celebra la tradizione solare italiana. Ravioli di ricotta di bufala campana DOP e limone di Sorrento, adagiati su un velo di burro chiarificato alla salvia arricchito da nocciole tostate al momento. 

In un mondo che corre, offrire il lusso di un piatto che richiede attenzione è la forma più alta di ospitalità.

Tutti gli ingredienti che ti occorrono per queste preparazioni altamente differenzianti sono a disposizione sul catalogo generale www.ristopiulombardia.it.

Il prodotto finale è solo però metà dell’equazione 

Il servizio è il momento in cui molti imprenditori falliscono miseramente. Lo staff, infatti, non deve portare piatti, deve gestire un flusso. Se il cameriere non sa spiegare perché quel lime nel piatto cambia tutto, hai fallito. 

Deve essere un venditore, non un passavivande!

E attenzione anche ai tempi morti: accogli il cliente con un’acqua aromatizzata subito, non dopo dieci minuti, crea fluidità. Il tavolo deve essere un posto dove il cliente si sente padrone del suo tempo. Se devi chiamare il cameriere per avere un secondo bicchiere, hai già perso il cliente per il prossimo giro.

Richiedi oggi una consulenza strategica con Debora Gotti, Direttore Marketing di Ristopiù Lombardia, per personalizzare la tua proposta estiva. Chiama l’assistente personale al numero 0362 5839221.

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Autore: Ristopiù Lombardia

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